martedì, 17 novembre 2009, ore 23:57

il nuovo lavoro il nuovo posto in cui vivere la nuova casa in cui sto abitando.
e queste sono le cose grandi che mi stanno accadendo. e uso il presente perchè mi accadono ogni giorno, ogni giorno scopro un aspetto nuovo di queste tre cose. tipo oggi ho capito dove è meglio prendere il caffè prima di andare a lavorare, ho capito che è meglio non stendere fuori il bucato quando il vicino fa i lavoretti in giardino senò ti innaffia la biancheria...ho capito qual è il tragitto più corto da casa al alvoro. tutte cose che si scoprono all'inizio.

però a me sono le cose piccole che mi piacciono. le cose che poi dopo un po' ti abitui e non le pensi più, perchè diventano parte della scenografia, ma che ora ancora mi danno un senso di stupore.
il ginkobiloba, tipo.
è un albero che sta nel giardino di una casa che io ci passo sempre anda e rianda casa-lavoro. che quella non sarebbe la via più breve, però mi sa che ogni tanto ci voglio ripassare perchè quando me lo vedo da lontanp, il ginkobiloba che spunta dalle mura di cinta di quel giardino, io sempre che dico: ma quant'è bello.
stì giorni è bel tempo, il cielo è terso, l'aria è pulita. e lui spunta altissimo e si staglia nel cielo, con queste foglie che stanno cambiando colore, di un giallo intensissimo, alcune ancora verdi, ma una miscela di colori che ti fermi a guardarlo, il ginkobiloba.
e io mi piace la mattina andare a quest'appuntamento con la natura.

poi dopo il ginkobiloba ci sta la casa dell'artista che è tutta pittata di colori alla moda. ogni anno la ritinteggia, lo so perchè ogni anno che sono passata da queste parti la vedevo diversa. mò è un po' lilla, un pò rosa, un po' blu...uno di tutto insomma. e io ci passo spesso e la vedo pure da lontano, e mi accorgo che le labbra mi sorridono. in mezzo a tante case uguali, coi portoni uguali, con i manici dei portoni uguali per tutti i portoni, abitazioni anonime a forma di scatola, ci sta sta casa d'artista coi colori moda. io mi sorrido, e penso che menomale che c'è. poi un giorno ne voglio conoscere pure il titolare...

poi un'altra cosa piccola è la scuola di danza. che io ci passo spesso da quelle parti, la scuola ci ha la porta grande e dai vetri si vedono le bimbe coi tutù, i capelli tirati in sù e le scarpine che gironzolano, e io mi sorrido, ancora, e mi ricordo di quando ero bimba pure io e gironzolavo vestita a danza con le scarpine e il tutù e le mollettine tra i capelli...

io non lo sapevo ancora se questo posto mi piaceva per viverci, non lo so ancora se mi ci troverò bene, se al lavoro andrà tutto bene. non so ancora niente. non ho amici, ancora, non ho i miei porti, il mio ambiente, le mie relazioni, però io oggi pensavo che intanto ho le mie strade, le mie cose piccole da guardare tutti i giorni, i miei appuntamenti con la natura, con le case dai colori moda, le porte trasperenti che mi ricordano il passato...
le mie cose piccole che mi tengono caldi i pensieri, la sera, mentre me ne torno a casa.


PREMIlink ¦ commenti (1)@ commenti (1)(BiBop)
scaffali: fatti miei, case mie, cose un po zitte

lunedì, 16 novembre 2009, ore 23:41

cliente di libreria sulla sessantina:
Signorina me lo tiene da parte per favore questo libro?


ragazza di libreria che ha ormai non si scompone più:
si, va bene.

clinete di cui sopra:
però signorina non mi perda il segno, che domani torno e continuo a leggere.

PREMIlink ¦ commenti (2)@ commenti (2)(BiBop)
scaffali: òhiòhidialogòi, ohi ohi dialogoi

lunedì, 16 novembre 2009, ore 14:15

Signorina dove sono i libri sulla cacca?
Mia figlia è un po' stitica...magari prende ispirazione.

conq uesto titolo, ohi ohi dialogoi, raccoglierò tutti i dialoghi assurdi, le richieste folli dei clienti della libreria...
intanto oggi in radio è andata in onda una trasmisisone registrata 'chè sono andati tutti a torino al festival del cinema.
vi metto qui il mio failino con il primo racconto della nuova libreria.
s'intitola: Pollicina.
buon ascolto!




vi rinnovo l'invito a indicarmi titoli per la playlist per la libreria, leggete i due post qui sotto. graziassai :)
PREMIlink ¦ commenti (7)@ commenti (7)(BiBop)
scaffali: giocare a radio

domenica, 15 novembre 2009, ore 22:53

Allora le novità: la nuova libreria, la nuova casa, il nuovo indirizzo, la nuova vita che mommò, ora ora, comincia.
Sono stata lontana dalle radio: radio onda d'urto e radio orvieto web per un po', ma ora sono tornata, mi sono rimessa a scrivere che tanto con il nuovo lavoro in una settimana ho argomenti per un anno....
domani torno a Flatlandia, il programma di libri e letteratura di radio onda d'urto e dopodomani a Libridine, il programma di radio orvieto web.
nel post qui sotto chiedevo aiuto per una compilesciòn per la libreria, rinnovo l'invito a suggerirmi musiche belle, di tutto, dalla musica classica al roc jezz musichine per bimbi...
però ecco, ci tengo a precisare:non musica tappeto, non sottofondi, non roba che passa indisturbata. no. io voglio proprio delle musica bella da ascoltare tanto quanto è bello leggere un libro.
io voglio tutti i sensi nella mia libreria.
magari musiche ispirate da un libro, per esempio Boris vian era uno scrittore di libri e di canzoni, si ascolterò boris vian nella mia libreria, le musiche di alta fedeltà, il libro di hornby, le musiche dal libro di murakamy: norwegian wood...anzi se qualcuno le ha già tutte...mi dia un link...quando farò le settimane tematiche anche le musiche lo saranno...
ecco, faccio sul serio insomma.



PREMIlink ¦ commenti (4)@ commenti (4)(BiBop)
scaffali: in de laibrari, diteloavviola, facce da libro, giocare a radio

giovedì, 12 novembre 2009, ore 23:14

Mi servono 8 ore di musica, me di quella bella. La Playlist per la libreria che i lettori poi non devono uscire più talmente che la musica è bella, nella mia libreria. Mia perchè ci lavoro, non è la mia. Però ci lavoro e allora è pure la mia.

Allora secondo me se siete bravi mi potete aiutare. Tenete conto che ci sono bambini, persone anziane, giovinotti, pischelli e pischelle…insomma uno di tutto. E pure la muscia voglio che sia così. Un poco di tutto, miscelata bene passando da una canzone all’altra con delicatezza.
Niente roba troppo pesante discoteca metal, roba che mette paura.
Si a musica classica,jazz, blues

no Giovanni Allevi no, e no, Ludovico Einaudi nemmeno e no proprio no a Cammariere.


sì assolutamente sì a musica anni 70, ma no roba troppo sperimentale, sì a cantautori italiani morti, anche vivi se sono bravi e se la musica è bella.
no vascorossi. no proprio no decisamente no.
Si a musica camera e cucina, semplice semplice, magari solo chitarra, tipo.
Si a voi se siete musicisti e pensate che la vostra musica sia quello che sto cercando.

Magari mi mettete anche il link per ehm..ascoltare il brano??

PREMIlink ¦ commenti (29)@ commenti (29)(BiBop)
scaffali: miuzic, in de laibrari

mercoledì, 04 novembre 2009, ore 15:17

questo post nasce ieri sera quando finalmente mio cognato e mia sorella sciolgono la prognosi sul nome di mia nipote nascitura, attualmente sita nella pancia di mia sorella.

io e mia sorella abbiamo un nome, come dire, importante. il suo è più bello, ci ha anche molto di storico, arriva da lontano, ricorda la letteratura e a sentirlo diresti: oh! che bel nome.
ilmio nome  no. il mio nome è brutto. è inutile che dite che è particolare, originale e tutte quelle scemità che mis ento dire. da voi del nord che vi vorrei a voi con questo nome. ha ha. risata isterica.
nelmio nome c'è tutto un beggrand di sud, di stereotipo, di donne anziane che vanno alla messa vestite di nero.
il mio nome mi pesa.

i nostri nome, chevvvelodicoaffare, sono i nomi delle nostre nonne. io questa tradizione la odio. la sento come una imposizione. mi è stato messo questo nome per affetto. c'era già una viadellaviola in famiglia, mia cugina, ma mia mamma ha voluto comunque. perchè la sua mamma non c'era più, e sentiva qusto affetto grande e allora mettermi il suo nome era forse un modo per continuare a volerle bene.
comprendo. per carità, comprendo.
ma questo nome sono io che lo porto.
esistono i gusti,m per carità. c'è sempre il rischio che il nome ch eportiamo non ci piaccia. ma almeno la buona volontà di scegliere un nome di cui tuo figlionon sidovrà vergognare, un nome che non gli pesi. un nome che se non gli piace, può decidere di cambiare. se cambiassi ilmio nome, credo che la mai famiglia tutta in batteria mi menerebbe. e di gusto anche.
io nonvoglio avere ilnome di mia nonna. non solo perchè è brutto.  e dire queste cose non è una mancanza di affetto per lei. il mio nome vorrei che fosse una cosa mia. una cosa che nasce con me e per me. avere il nome di mia nonna, agli occhi della mia famiglia, agli occhi di chi l'ha conosciuta, è come se mi desse qualcosa della sua personalità, sel suo modo di essere. è come se continuasse in me.
ecco questo mi turba. mi da fastidio. è un po' come scegliere un destino.
i nomi non sono vuoti. i nomi portano tra le lettere le storie di chi li porta. se il tuo primo ragazzo si chiamava luigi, per esempio, quella parola, luigi anche quando saranno passati anni e fidanzati...quella parola continuerà a dirti qualcosa, dle tuo passato, di quella persona. o no? io ne sono convinta.
io avrei voluto avere un nome nuovo, un nome che piaceva a mamma e papà, un nome con un bel suono, un nome che li aveva colpiti. un nome e basta. non una parola con una storia che lo riempie.
ma forse parlo così solo perchè il mio nome è brutto.
non so.
poi c'è un altro aspetto.
hai voglia a dire che i nipoti sono tutti uguali...mica vero. io li vedo quei nonni come guardano i nipoti con il loro stesso nome. io li vedo.

se mai mi moltiplicherò, penserò a dei nomi nuovi, nomi che mai sono esistiti nella mia vita. nomi che non ho mai pronunciato, nomi che non ho mai chiamato, nomi senza passato. ci penserà la nuova vita che nasce a riempire il suo nome di nuove storie.

ps: e comunque mia nipote si chiamerà come la nonna di mio cognato.
peròmio cognato è nordico delle alpi eh.
PREMIlink ¦ commenti (15)@ commenti (15)(BiBop)
scaffali:

sabato, 31 ottobre 2009, ore 00:28

Oggi era brutto, ci avevo l'uomore giù, la nevrosi, il pessimismo cosmico. Dovevo uscire, non sono uscita, dovevo pranzare, non ho pranzato, dovevo fare le lavatrici non le ho fatte, mandare altri cv, non li ho mandati.
Non ho fatto niente oggi. Di utile all'umanità. Però ho innaffiato le piante. Perchè non sono un'assassina.
Questa cosa del cercare lavoro è un lavoro, come dice quello che non ti racconta mai niente ma che invece vuole essere sempre raccontato, lui. nell'accezione campana di: vuole che gli si raccontino le cose, assai.
dice che cercare lavoro è un lavoro. è giusto, ci vuole disciplina, organizzazione, impegno, concentrazione e memoria. senò poi mandi due volte il curriculum allo stesso posto. e non sta bene.
e io oggi di questo lavoro non ne potevo più, non c'è nessuna soddisfazione, nessun momento in cui ti senti utile, nessun momento in cui ti senti che stai imparando qualcosa, nessuna busta paga soprattutto. che i soldi sià, non puzzano.
e oggi non ne potevo più. che il telefono non squilla, che è quasi natale e a blogna che freddo che fa, -e mai citazioen fu più azzeccata...- che mi manca il mio lavoro e bla bla.
il pessimismo, l'amarezza, lo sconforto.
solo che poi l'inatteso, un calo di giudizio, un calo dei freni inibitori e l'ho fatto. si. mi ci sono voluti anni di blog prima di prendere coraggio e farlo.
cosa? questo!

mi sono sempre rifiutata, non lo so mica perchè, lo fanno tutti pur mantenedo il segreto. e io? sempre gonnelle mezzo alzate e nulla più.
stavo infiocchettando l'ennesimo cv a cui avrei dovuto aggiungere anche la mia foto. io non ne ho di foto recenti, cioè sì ne avrei se solo chi me le ha fatte me le desse...non ne ho, non sono fotogenica, non so ridere come le tizie della televisione che fanno il sorriso. io no. nelle foto cerco di fare una faccia serena, e niente, non mi viene. o aggrotto la fronte ma poi mi vengono le rughe, sulla fronte. e non sta bene.
e insomma l'ho fatto. prima di dirci alla webcam di scattare mi sono pure pettinata e un po' truccata. sempre una foto da cv doveva essere. sì, doveva, perchè poi alla fine non è venuta quella per il cv: mezzo sorriso, viso in primo piano tipo fototessera. non ci sono riuscita.
ma dove sta il punto. il punto era, anzi erano, duepunti, virgolette corsivo grassetto: i complimenti.
e come sei bellina, e come sei giovane, e come sei carina e bla e bla.
e che vi devo dire, io lo ammetto, alla fine sono femmina è verità sisà, due complimenti e passa la paura.
m'è passato lo sconforto, m'è passato il pessimismo, m'è passata la tristezza.

se lo sapevo prima pubblicavo un book.

PREMIlink ¦ commenti (8)@ commenti (8)(BiBop)
scaffali: fietocrafie, ma tu la conosci a viola

venerdì, 30 ottobre 2009, ore 13:18

Martedì come sempre è andata in onda Libridine, la trasmissione sui libri di Radio Orvieto Web, ROW per gli amici.
Non ho mandato nessun nuovo file stavolta ma uno vecchio, già mandato in onda a Flatlandia, questo libro ti salverà la vita, il programma sui libri di Radio onda d'Urto.
Il file s'intitola Stanzulelle sempre con le musiche di Toso70, il mio mastro musicaio preferito
Paris Combo e Van Dyke Parks




i libri citati da Giacomo insieme a Claudia Piccini,giovane libraia per ragazzi:
"Neve in Agosto", Pete Hamill-ed.Salani -
"La musica dei delfini", Karen Hesse-ed.Fabbri -
"L'orologio azzurro", Mario Lodi, Aldo Pallotti-ed.La Meridiana -
"Il libro ficcanaso", Andrea Valente-ed.Gallucci -
"Il pesciolino nero", Behrangi Samad-ed.Donzelli -
"Ascolto,guardo", Cosetta Zanotti, Cristiana Cerretti-ed.Lapis -
"La bambina del castello dentro il museo", Kate Bernheimer,Nicoletta Ceccoli-ed.Arka

qui
per riascoltare le puntate (in ordine crescente di data) che vi siete persi
PREMIlink ¦ commenti @ commenti (BiBop)
scaffali:

giovedì, 29 ottobre 2009, ore 20:47

In Italia
Una mattina ero alla stazione e era presto e umido e c'era un sacco di gente. ho starnutito.  e fu il vuoto intorno a me. il treno era strapieno ma nessuno mi si è seduto accanto.
peggio per voi. sto più comoda.
intanto le case farmaceutiche stappano sciampagn.
la radio mi ha appena detto che le farmacie hanno aumentato del 70% le vendite di amuchina e che tra un po' finiranno le scorte di mascherine. siamo una nazione dove è topo gigio a insegnarci che bisogna lavarsi le mani dopo la pipì e coprirsi la bocca mentre si starnutisce.
intanto le case farmaceutiche vanno alle maldive.
in stazione a bologna c'era un cartello: lavatevi le mani anche PRIMA di fare pipì.
intanto le case farmaceutiche ristrutturano casa.
mia mamma sono anni che lo insegna a scuola -pure a casa eh- ma solo quest'anno i genitori mandano a scuola i bambini col sapone e l'asciugamanino per lavarsi le mani. "perchè c'è l'influenza".
e non perchè è così che si fa.
e le case farmaceutiche sicomparnao il porsch.
quella cretina di claudia mori fa appendere un cartello al suo camerino con l'avviso per truccatori e parrucchieri di tenersi a distanza.
intanto le case farmaceutiche si rifanno le tette.
quell'azienda americana che produce quella specie di aspirapolvere kyrby mi pare che si chiama, che assicurano, ciuccia tutti gli acari vivi morti fino alla settima generazione...sta vendendo come non mai.
e pure il signor kyrby ha iniziato gli scavi per la piscina olimpionica in giardino.
una signora in autobus pur di non poggiarsi al palo (palo? ci siamo capiti...) ha rischiato di cadere e farsi male assai. se lo sarebbe meritato eh.
e intanto le case farmaceutiche mandano i figli alla bocconi e comprano il suv alla moglie...

In treno
c'era una famiglia di francesi o belgi o canadesi -parlavano francese- lui lei una bimba. treno milano-calabria non mi ricordo dove. puzzone e pienissimo come sempre. ma più puzzone che pienissimo. essi, la famiglia francofona hanno cambiato il pannolino alla bimba lasciandola a culetto libero poggiato sul sedile. il sedile del treno. il treno puzzone di cui sopra. boato degli italiani che assistevano alla scena. facce scandalizzate, mamme che chiamavano il telefono azzurro, nonne con gli occhi di fuori. stupore e tremore in the train.
e dirò di più. il biberòn. senza cappuccio. poggiato lì sul sedile. sì, pure esse a diretto contatto col magico mondo dei germi. e la bimba lo prendeva da sola e ciucciava. latte condito. di germi.
e non ho finito.
il biberon cade. sì. esso cade. e mi viene il freddo. no. non lo farà, penso. no. una mamma non può. e invece. come se niente fosse. con una non scialanz che quasi quasi ho invidiato, lei, la mamma, la genitrice, l'ha raccolto e glilel'ha ridato alla bimba che -talemadretalefiglia. con non scialanz ha ripreso a ciucciare.
ed era una famigliola felice e serena.

PREMIlink ¦ commenti (5)@ commenti (5)(BiBop)
scaffali: non ho parole, cose dellaltro mondo, la vita è sogno, nau

giovedì, 29 ottobre 2009, ore 15:14

oggi sono entrata in un bagno e c'era. lei. la tavoletta. alzata.
e come m' impone il mio personaggio, mi sono urtata.
ma poi ad uno sguardo più attento, la tavoletta seppure nella posizione errata risultava essere linda. e pinta. come si dice dalle mie parti. nel senso di: pulita pulita.
no, il bagno non era stato appena pulito. no. era stato appena usato.
seppure pulita, niente aloni niente macchie, mi sono urtata. nonho potuto evitarlo.
però siccome a volte risulto anch'io un essere pensante, ho pensato, appunto. e mi sono chiesta perchè.
avessi trovato i resti dell'utente precedente, ne avrei avuto bendònde di urtarmi. quando entro in bagno non voglio sapere cose è successo prima. è un mistero in cui mi piace cullarmi.
seppure la tavoletta non lasciava dubbi, tutto era pulito. condizione auspicabile quando si entra in un bagno. e allora? possibile che un aggeggio fuoriposto sia ingrado di portare me e miliardi di altre donne all'isteria?
era alzata sì, ma era pulita. di solito le due cose non si verificano mai insieme. alzata e zozza. questo sì, è il trend.
che voi uomini sisà, capita di sbagliare mira. e sisà pure che molti di voi lascino tracce del loro passaggio con orgoglio e spavalderia...
ma stavolta era pulita! perdiamine.
trovare i barattoli cassetti armadi lasciati aperti sì, ha senso urtarsi. entro certi limiti ma sì, ha senso. le luci accese inutilmente, le finestre aperte con i termosifoni accesi (sì c'è chi lo fa...per il ricambio d'aria...) e tutto quel tipico mondo di sclero delle case in condivisione.
ma la tavoletta. non può urtare solamente perchè la si trova alzata. ma pulita.
averla trovata pultia ammetto che mi sta facendo riconsiderare la questione.
mai la trovai pulita. e mai mi posi il problema di considerare la faccenda attentamente.
io la faccio con la tavoletta giù. quindi m'è toccato abbassarla.
un uomo la fa con la tavoletta sù. quindi gli tocca alzarla.
chi ha ragione? entrambi. posto sempre la pulizia come condiziosinequanòn.
perchè lui poi dovrebbe abbassarla se io non gliela faccio trovare alzata?
è tutta qui la questione. finalmente ci sono arrivata.
io vorrei chiedere scusa agli uomini, ma solo a quelli puliti sia chiaro.
solo oggi ho capito.
io prometto di non urtarmi più al solo pensiero di vederla alzata. e lo prometto con convizione perchè, pure se in grande ritardo, ho capito che incazzarsi per un sù invece che un giù, non ha proprio senso.

in fede viola della via, signorina.

e per restare in tema tualet leggete anche qui

PREMIlink ¦ commenti (3)@ commenti (3)(BiBop)
scaffali: fatti miei, la vita è sogno, riflessione del giorno, massimo rispetto, ma tu la conosci a viola

martedì, 27 ottobre 2009, ore 16:56

oggi ho ricevuto una telefonata. una di quelle telefonate che ti mettono l'ansia, la paura, l'agitazione. una di quelle telefonate che non sai che fare perchè non puoi fare niente, ma qualcosa devi pur fare senò poi ti metti a dare testate nel muro. e non sta bene
tutti tranne io.
e' la quarta volta nella mia vita che alzo la cornetta e sento quelle parole. la quarta volta. le ho contate.
e la reazione è sempre la stessa.
nessuna. se tutti reagiscono come sopra detto, io niente. una pietra. continuo a fare quello che stavo facendo. mangiare, oggi facevo colazione e ho continuato, dormire, la prima volta erano le 4 di notte dormivo ho continuato, leggere, la seconda volta leggevo ho ripreso da dove avevo smesso quando è squillato il telefono, i cartoni, la terza volta avevo la febbre ho rialzto il volume dopo aver attaccato la cornetta.
nessuna reazione. fuori.
dentro non l'ho mai capito bene.
come un leggero freddo. come quando sei fuori e hai freddo ma un freddo che riesci ancora a sostenere, un freddo che non vai a prenderti una giacca, una maglia in più, un freddo che però non chiudi la finestra. una specie di spina, di capello sulla schiena che pizzica, ma tanto è sostenibile. ma resta sempre lì. un prurito, un fastidio, una paura, che ti porti dietro, e non affronti.
fino a che è troppo tardi.
la prima volta non andai al funerale, la seconda volta non andai in ospedale, al funerale sì, la terza volta niente.
la quarta volta. oggi.
sono ancora qua che scrivo.
e ho freddo.

PREMIlink ¦ commenti (5)@ commenti (5)(BiBop)
scaffali: sonno, letargo, non ho parole, cose un po zitte

lunedì, 26 ottobre 2009, ore 20:44

ieri sera sono tornata  a casa. al domicilio dopo millemila kilomenti nei treni. io ero quella dei treni. da agosto a ieri non ho fatto altro che prenderli, perderli, aspettarli, guardarli, temerli.
sì, pure temerli. perchè qualche volta prenderli ha significato lasciare un bel posto e andare verso altri poco piacevoli...
sono venuti mamma e papà a prendermi a napoli. e come tradizione 10 minuti prima di arrivare mi hanno telefonato per avvertirmi sul luogo esatto in cui avevano parcheggiato. stavano lì già da 20 minuti. se avessero avuto un gps mi avrebbero dato pure le coordinate. stiamo di fronte al palazzo alto, dietro una fiesta rossa, quando esci vai a destra no a sinistra come al solito. che ci stanno i lavori alla stazione a'papà, è un casino!
e infatti appena sono uscita dal tunnel, no non sto scherzando, a causa dei lavori hanno fatto una specie di tunnel per far uscire la gente dalla stazione, dicevo appena uscita mi vedo 4 braccia che si sbracciano per salutarmi là sulla destra, di fronte al palazzo alto dietro una fiesta rossa. mamma e papà.
mamma e papà quando mi vengono aprendere alla stazione a napoli approfittano e prima si fanno un giro. ieri stavano tutti dispiaciuti che le palme alla villa comunale erano tutte secche. palme alte col fusto ciccione. tutte perse. che peccato! dicevano per tutto il viaggio di ritorno. però tra un che peccato e l'altro mi hanno pure raccontato che hanno trovato una pizzeria nuova che la pizza talemente che odorava e l'olio sopra talmente che era buono e odoroso, e sapessi la pasta com'era cotta bene...
e me lo dicevano a me, che m'ero fatta 7 ore di treno digiuna.
quando mi vengono a prendere mamma e papà poi vogliono sempre sapere i fatti, pure se man mano che mi succedevano glieli raccontavo al telefono. per filo e per segno. che quella mia mamma si vuole sentire partecipe, e alloraio ci racconto. certo, solo il raccontabile per carità.
però già lo so che poi torno e quelli li vogliono risentire i fatti. e pure se uso le stesse parole, le stesse frasi, loro li vogliono sapere. che così ti guardo in faccia a'papà. papà ma stai guidando! vabbè è lo stess'.  mio padre.
viola a'papà, ma come funziona feisbuc?
pare che si sia iscritto a feisbuc, mio padre. ma non ha capito come funziona. è stato avvistato di fronte alla pagina del suo profilo aperta, nell'attesa che accadesse qualcosa...
poi gli ho spiegato e ora sta lì a cercare i suoi compagni di calsse delle elementari, gli amici della pesca, i ragazzi della squadra di calcio, e pure quelli che suonavano nel "complesso musicale" di cui lui faceva il manager. complesso musicale dal nome improbabile, dotato pure di complesso musicale antagonista, altro che bitolz e rollinstòn. 'che una sera che suonavano tutt'e due e papà presentava, c'era pure mamma.
e poi siamo nate io e mia sorella.
ma una volta la conto meglio sta storia....

poi a casa mia mamma mi ha cucinato: che stai digiuna e sciupata. il coniglio al forno mi ha cucinato. e le patate. e i mandarini. e il caffè. e il cioccolatino.
no non lo voglio il cioccolatino mà.
mangia il cioccolatino che ti fa bene.
va bene.
ciaveva ragione. la cioccolata mi fa bene.
e mentre mangiavo papà mi ha fatto vedere i filmini della pesca...che sonnellino saporito che mi sono fatta...
poi mamma mi ha raccontato della scuola, che sta scrivendo le lezioni al pc, che la gelmini, che i riscaldamenti non vanno, che forse se ne va in pensione prima che ora nasce la nipotina e chi se ne frega più della scuola che va sempre peggio e io c'ho un'età e sto stanca e tutto è inutile...però poi ricordati di farmi vedere quei libri di favole tanto belli che mi avevi detto così li leggo ai bambini.
mia mamma.

ero stanca ieri sera. sono andata a letto presto.
la mia camera. le lenzuola pulite. il letto fatto. il piumone. e una copertina in più...che fa freddo stasera a'mamma.

sono in treno da agosto.. distanze misurate a ore, gente lontana da rivedere. soldi spesi, panini, attese al binario, zaino pesante, borsa leggera, letti stranieri, docce rapide che poi non ti senti pulita perchè non è la tua doccia,  asciugamano umida sempre chiusa in valigia, cartine delle città, acqua di pioggia che sono senza ombrello, caffè nei bar solo per usare il bagno, prendo l'autobus, no vado a piedi così imparo le vie...3 mesi sui treni per trovare un lavoro.
ma solo un attimo per essere a casa.
PREMIlink ¦ commenti (4)@ commenti (4)(BiBop)
scaffali: i diari del treno

domenica, 25 ottobre 2009, ore 19:23

il numero di kilometri che ho percorso in treno da agosto a oggi, a occhio e croce è pari alla distanza terra luna e ritorno.
invece no, non sono andata sulla luna. ho girato in tondo tra campania molise emilia lombradia toscana e ritorno sempre sugli stessi treni, le stesse tratte e per 3 volte, voi non mi crederete, la stessa carrozza e lo stesso posto: intercity matilde serao quello che da milano scende a napoli o viceversa -a seconda che vai o vieni-carrozza 8 posto 104.

ho smesso di guardare fuori dal finestrino per pensare ai fatti miei, di viaggiare seduta senza far nulla facendomi attraversare lo sguardo da paesaggi che ormai conosco a memoria.leggo di più, scrivo, mangio, dormo profondamente e osservo.
la gente dei treni. con attenzione.
ho smesso di pensare ai fatti miei, perchè quelli degli altri a volte sono più interessanti...

la ragazza bionda è tinta. capelli color stoppa che risplendono al sole. un vestito grigio di lana, corto. niente calze. è seduta di fronte a me. e non posso fare a meno di notare che, scusate ma non posso proprio fare a meno di dire che, duepunti: ha fatto la ceretta dalla caviglia al ginocchio. poi basta.
a parte che fa freddo e mi sa che qui nello scompartimento tutti ci chiediamo come faccia a stare cosce all'aria. io ho calzettoni di lana sotto i pantaloni, maglione e cappotto. lo spagnolo ha addiruttura guanti e cappello e questa invece va girando a cosce nude. e come se non bastasse dal ginocchio alla mezza coscia che ci rende disponibile alla vista, sfoggia con orgoglio un rigoglioso pelo castano.
ha una bella borsa rossa posata sulla pancia e legge una guida di roma.
ma ora, mentre scrivo, proprio ora che sono di fronte a lei, scosta la borsa. e scopro che è incinta. dentro quel vestitino grigio di lana nascondeva una pancia piccola piccola tonda e sporgente.
ecco perchè quelle gambe scoperte. e ancora ora, mentre vi scrivo, nessuno ha contestato quando lei candidamente si è alzata dicendo: fa caldo, vi dispiace se apro?

intanto io mi prendo un'altra maglia...e continuo a scrivere.

l'uomo del nordafrica è bellissimo. avrà sui 40 anni. bellissimo. è vestito di marrone. scarpe pantaloni calzini camicia maglione giacca sciarpa borsa. marrone. di tutte le sfumature.
occhi chiari però. verdi. parla un italiano silenzioso e delicato con me e la ragazza bionda dai capelli di stoppa e gambe rigogliose. siamo incantate dalla sua grazia, sì pure lei, lo guarda di nascosto mentre fa finta di leggere la sua guida di roma. e pure io, mentre leggo il giornale, lancio l'occhio verso di lui perchè, scusate, non posso fare a meno di ripeterlo. è bellissimo. ed elegante. nei modi, nel suo italiano. nel suo profumo. leggerissimo ma pungente.bellissimo.
gli suona il telefono ed esce dallo scompartimento.risponde alla chiamata a sputa fuori dalla bocca in una lingua che sembra arabo parole urlate e incazzate. io e la ragazza dai capelli di stoppa ci guardiamo con occhi stupiti.
l'uomo bellissimo dai modi gentili sta urlando in corridoio e dopo una discussione nervosa e violenta chiude la telefonata con un liberatorio: merd!

lo spagnolo e il portoghese stanno insieme. sono alti con visi puliti. visi da pubblicità della benetton. quelle con le facce del mondo felici e sorridenti. con gesti delicati e discreti si dicono il loro amore. le mani nelle mani. un certo sguardo, un certo garbo, attenzioni, e pretesti per lievi carezze. si sono incontrati in stazione. non si vedono da 2 mesi mi pare di capire, vanno a napoli a studiare un museo. si scambiano due quaderni, diario c'è scritto sopra. quaderni neri, come quelli antichi dei nostri genitori, dei nostri nonni, quelli neri con lo spazio bianco sulla copertina. diario c'è scritto. se li sono scambiati e li stanno leggendo. ridono, sorridono e si guardano.
e mentre con gesti discreti continuano a dirsi del bene che si vogliono e la voglia di ritrovarsi, ritorna nello scompartimento l'uomo del nordafrica, quello bellissimo.
e se un secondo prima non c'era pudore, non c'era vergogna, non c'era paura, ora, in un attimo, si allontanano. non si guardano.le ginocchia che prima si toccavano, le mani che prima si sfiorvano con ogni pretesto, ora, con l'uomo del nordafrica seduto di fronte, hanno smesso. di dirsi il bene. di essere una coppia agli occhi del mondo.

ed eravamo io,carrozza 8 posto 104, un nordafricano bellissimo dall'ira telefonica, uno spagnolo e un portoghese che leggono silenziosi un quaderno nero con su scritto diario, seduti vicini ma lontani e distanti, a vederli li diresti sconosciuti, una ragazza bionda, capelli di stoppa che splendono al sole, pancia abitata e gambe scoperte che a un certo punto si alza: mi dai un'occhio alla borsa? vado a mettere le calze...
PREMIlink ¦ commenti (3)@ commenti (3)(BiBop)
scaffali: i diari del treno

venerdì, 23 ottobre 2009, ore 21:08

in swahili Africa si dice Afrìca.
lo swaili ha tanti suoni belli, suoni giocattolo , suoni che da bambini, ma pure da grandi, usiamo per imitare le cose, che frusciano, che scivolano, che cadono, che saltano...
una volta ho ascoltato una poetessa africana, parlava swahili e io non capivo niente delle parole dei significati del senso, ma sentivo dalla sua bocca tutto un mondo di suoni che conoscevo anch'io, ci avevo giocato, ci gioco ancora, i suoni delle cose. in africa sono parole. i suoni delle cose.
forse è universale, lo swahili.

sul treno per firenze la mattina ci sono i pendolari, e ci sono io. la stazione della cittadina giocattolo è zeppa di gente elegante che va sul treno a lavorare dentro scarpe cinesi, aloni di profumi che li confono e li rendono uguali, giacche di pelle per sembrare più ricchi, pagate a rate.
e ci sono io.
io la mattina prendo il treno per firenze sempre volando. all'ultimo secondo. perchè al penultimo sono al bar.
un caffè e una pasta.
nel treno per firenze, quello dei pendolari, la gente non sta mai zitta. nel treni del sud, quelli dei pendolari per napoli, per caserta, la gente sta zitta. e guarda fuori. o dorme. o legge Il Mattino. se parla è al telefono. ma non parla. urla.
sul treno per firenze la gente è tutta che parla. gli appuntamenti, la pausa pranzo, il contratto, il foglio excell, la pratica, i figli la scuola, il mio ragazzo, mia moglie dice, ricordati del latte stasera, li prendi tu i ragazzi a rugby?
i pendolari sul treno per firenze alle 7 sono già svegli.

non mi siedo mai in mezzo a loro. sto in disparte, in questo treno che sembra una metropolitana. mi siedo accanto alle porte 'che tanto scendo subito. lontana da loro, i pendolari per firenze, aloni di profumo, scarpe cinesi, giacche a rate.

una mattina il treno dei pendolari era intasato di esseri umani. pendolari, studenti, io, una mamma africana e un fagottino giallo contenente un essere umano di minuscola taglia color cioccolata dotato di polmoni dall'abnorme potenza.
gli esseri umani tutti sempre parlando si girano e si voltano, l'essere umano di minuscola taglia è infastidito e si dibatte e si dimena, si rivolta. 'che se potessi lo farei anch'io.  è mattina. sono le 7. é umido fa freddo. il cielo è grigio. ma state un po' tutti zitti, dicono le urla del minuscolo essere.
la mamma africana lo bacia, lo accarezza, lo culla, lo dondola. ma niente. ilpiccolo essere ci tiene a sostenere le sue posizioni di rivolta contro di voi, pendolari del treno per firenze. voi le vostre giacche, le vostre scarpe, le vostre urla.
e la mamma che è sempre la mamma, la mamma capisce. e lei che per il piccolo essere è il cielo e la terra, il mondo, i sogni, il cibo e l'aria, lei sa. e canta. una ninna nanna. si alza in piedi col piccolo essere in rivolta nel fagottino giallo. e canta. una ninna nanna. e canta con voce definitiva un canto lento, un anda e rianda, come onde del mare, suoni giocattolo, suoni delle cose come acqua che scorre, silenzio che cala, rumore del sonno. e canta la mamma africana e culla il piccolo essere che placa le urla e riposa le palpebre. e canta la mamma africana con tutta la voce e io la guardo, occhi sul bimbo come una coperta di calore, il braccio forte a stringerlo al seno, l'altro braccio che accarezza. e canta la mamma africana e tutt'intorno il mondo scompare. lei, il suo piccolo essere, la sua ninnananna dai suoni giocattolo.
e canta la mmma africana e io la guardo
e canta ancora, la mamma africana. e tutto il treno, finalmente, sta zitto. e ascolta. 
PREMIlink ¦ commenti @ commenti (BiBop)
scaffali: i diari del treno

martedì, 20 ottobre 2009, ore 23:47

Questo è l'audio post andato in onda stasera su Radio Orvieto Web durante LIBRIDINE la trasmissione sui libri condotta da Giacomo Mencarelli, buon ascolto!



il libro citato è:




















il Libraio che imbrogliò l'inghilterra
di Roald Dahl
Tea
PREMIlink ¦ commenti @ commenti (BiBop)
scaffali: radio orvieto web