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NEWLPAAR
Ho salpato stamattina da Newlpaar e sento già che mi manca.
Ieri pomeriggio fumavo una sigaretta affacciato al balcone e guardavo il cielo: da un lato era ancora giorno, dall'altro già notte; il sassofono dell'inquilino del piano di sotto vibrava di note calde... tutti suonano uno strumento a Newlpaar ed io, ansioso di integrarmi, al mio arrivo avevo comprato un clarinetto di seconda mano... ho cominciato a suonare un contrappunto alle note del mio vicino; spesso è questo l'unico modo con cui si comunica lì... sì, perché una città composta da una popolazione così eterogenea, deve riuscire a trovare una lingua universale con cui esprimersi... e quale lingua è migliore della musica?
Nel mio periodo di permanenza a Newlpaar ho detto tante cose attraverso la musica... anche cose sgradevoli... perché certe melodie possono anche ferire... ma con la dignità cadenzata dei 4/4.
Dopo un po' che vivi lì, fai l'abitudine alla presenza costante della musica... di giorno, di notte... e anche quando hai la sensazione di essere drammaticamente solo, senti una melodia in lontananza che ti porta sollievo.
La particolarità più controversa di Newlpaar è che camminando per strada, a volte, può capitare di incontrare fantasmi... ma non quelli con un lenzuolo addosso e nemmeno quelli con i capelli lunghi e neri che gli coprono il volto... sono i fantasmi del proprio passato, che fanno percepire la presenza di persone geograficamente e mentalmente lontane, ma delle quali non ci si riesce a liberare.
Ora sono qui, nel silenzio assordante del mare...
Ho salpato stamattina da Newlpaar e sento già che mi manca.
