le salviettine frescenclin al limone odorano di detersivo per i piatti, l'amuchina odora di das e la candegina delicata di omino bianco odora di lacca per capelli, malizia, profumo d'intesa.
la lacca per capelli mi fa ricordare di quando andavo a danza e c'era il saggio finale. il saggio finale odorava di lacca per capelli. che non sia mai si smuoveva lo scignòn. il tuppo. la cipolla. la crocchia. come la chiamate voi? il tuppisso, diceva mia nonna.
io lo scignon me lo facevo da sola, i primi anni me lo faceva mia mamma, il pomeriggio, mi sedeva sulla sedia bassa, lei sulla sedia alta. e tirava, tirava, tirava tutti i capelli. poi pettinava, pettinava, pettinava tutte le ciocche. poi mi faceva il codo, sì, io dicevo codo, e lo dico ancora, la coda, sì, voi direte così. e non avvolgeva l'elastico, no, lei lo tagliava e solo dopo me lo arrotolava per fare il codo, e poi faceva il nodo. un nodo minuscolo e perfetto. mi faceva questo codo a metà nuca, mamma fammelo basso, no a'mamma, è bello che ti si vede tutto il collo lungo, che quando ti metti dritta dritta su quelle punte poi ti cresce il collo e mi pari un cigno.
sì, mia mamma.
mi faceva il codo a mezza nuca, poi lo lisciava, lo pettinava, e solo dopo, arrotolava. passami la forcina, la molletta, poi un'altra, forcina o molletta? fammi una sorpresa. la testa mia pareva un puntaspilli. mi bloccava tutta la chioma in quello scignòn, una volta ho contato 30 forcine e 10 mollette. tutte sulla capa mia. ma quello scignòn, quello scignòn era perfetto. potevo saltare, piroettare, mettermi un cappello, sudare, sbattere la testa contro il muro che quello scignòn rimaneva lì fermo immobile. manco un capello fuori posto. solo che, mia mamma, mia mamma è una precisa. che per stare sicura, le mamme vogliono sempre stare sicure, mia mamma dopo l'ultima forcina mi diceva: copriti la faccia a'mamma.
e mi spruzzava sulla quella chioma intrappolata tutto il flacone di lacca malizia profumo d'intesa.
oggi mentte mettevo la candegina delicata omino bianco, sì, io proteggo il mio bucato, io ho risentito quell'odore. e mi sono ricordata.
mi sono ricordata che poi a un certo punto sono diventata grande, e ai saggi il tuppo me lo facevo da sola.
mi mettevo in bagno con lo stereo a sentire la musica su cui poi avrei dovuto ballare, col ripìt, come un mantra. e spazzolavo spazzolavo fino a che i capelli non potevano essere più lisci. da grande avevo i capelli più lunghi e lo scignòn veniva più facile. ma io sempre un'ora ci mettevo, a spazzolare e spazzolare. e mentre spazzolavo e spazzolavo, con la spazzola di legno, la testa mi si svuotava e un due trè pliè, sciassè, conta le battute, guarda la compagna, stringi la pancia, inspira prima di saltare e terzinavolè, morbide le braccia, leggeri i polsi, i polsi, stai attenta ai polsi, tutta la grazia stà lì dentro ai polsi. chiudi le quinte, riscalda i muscoli, guarda il pubblico, ma guarda e non guardare sennò ti distrai, mamma e papà dove li metto a sedere? speriamo che non si mettono ad applaudire brava a'mamma! che figura non sia mai, e spazzola e spazzola e spicciati che senò fai tardi.
il mio ultimo anno di danza facevamo le quattro stagioni, non mi posso ricordare di una coreografia più difficile. un sacco di salti e giri, e il ballerino per fare le prese, speriamo che non mi fa cadere come alle prove quel fetente.
preparami con cura, trovare la concentrazione, il codo perfetto, arrotolare i capelli, inserire le forcine fin dentro la testa, bloccare le ciocche, mille mollettine, scoprire la fronte, lasciare libero il collo. una serie di gesti semplici e fluidi. come avrei dovuto essere di lì a poche ore su quel palco, di fronte al pubblico, semplice e fluida. eppure bellissima, come diceva la maestra.
con l'utima molletta mi guardo e mi liscio i capelli tirati sulla testa. fa caldo, ho caldo, che ansia. sono pronta, la borsa col tutù, le punte, quelle di ricambio, i cerotti per i piedi non si sa mai, le calze di riserva, i costumi di scena, ago cotone e spille francesi che l'anno scorso si scucì il tutù poco prima di entrare e lei, ce l'ha messa mamma dentro la borsa, la lacca malizia, profumo d'intesa. mia mamma che non poteva più partecipare alla mia preparazione,mia mamma che mi guardava preprarmi da sola, e mille raccomndazioni, portati da bere, e la cioccolata a'mamma, le energie ci vogliono in abbondanza! mia mamma che non mi cuciva più i nastrini alle scarpe da punta, sono grande faccio da sola, che non mi faceva più i rammendi agli abiti di scena, me li cucio io mamma, che non mi lisciava i capelli per lo scignòn, ci penso io che così mi concentro, mia mamma che in qualche modo ci vuole essere, si mamma ora la prendo la cioccolata, mi lascia la lacca malizia profumo d'intesa dentro la borsa. così non si muove nemmeno un capello. così non si sposta nemmeno una ciocca.
e mi sono ricordata di quell'ultimo anno, di me , di me che mangio un chinder bueno con gli occhi chiusi mentre lascio che mia mamma sia la mia mamma, mentre mi liscia i capelli intorno allo scignòn, mentre lo stereo canta la primavera, e io con la mente ripeto i passi , e con la testa seguo il tempo dentro una nuvola di lacca, malizia, profumo d'intesa.